Puligny-Montrachet

Puligny-Montrachet

Passeggiando per Puligny-Montrachet si ha quasi la sensazione che il tempo abbia rallentato. Il paese per un visitatore distratto - o astemio - potrebbe apparire monotono, a tratti noioso: appena 400 abitanti, una chiesa romanica, un susseguirsi di case in pietra gialla, una statua di Maria Vergine, anch’essa in pietra gialla; nulla che a primo sguardo lasci immaginare di trovarsi davanti a uno dei luoghi più importanti della storia del vino. Non esistono grandi monumenti né attrazioni turistiche spettacolari. Tutto ruota attorno alla vite. Le cantine storiche si alternano alle abitazioni dei vigneron, mentre appena oltre il paese iniziano filari che vengono coltivati e tramandati da generazioni.

Per un appassionato, invece, Puligny rappresenta una sorta di stazione d'arrivo. È uno di quei nomi che ogni amante del vino desidera leggere su un’etichetta.


Il paese si trova nel cuore della Côte de Beaune, nel dipartimento della Côte-d'Or, tra Meursault e Chassagne-Montrachet. Una posizione apparentemente ordinaria, ma geologicamente irripetibile. La collina alle spalle del paese presenta un mosaico di suoli calcarei, marne e affioramenti rocciosi che, insieme all'esposizione ideale e al clima continentale della Borgogna, creano un terroir unico al mondo. È proprio qui che lo Chardonnay raggiunge probabilmente la sua espressione più pura.


Live vendemmia:

31/08 Vinificazione Merlot rosato – i'ess, La Fanciulla

08/09 Vendemmia Merlot – i'ess, Apri

Un’annata non comincia quando si raccoglie l’uva. Comincia molto prima, quando la vendemmia precedente entra in cantina e, contemporaneamente, la vigna si prepara già a quella successiva.

Per i’ess, il racconto dell’annata 2026 parte così, tra le vigne della Ciociaria.

i'ess, dalla vendemmia alla vendemmia

La vendemmia e la vinificazione

Set–ott

Tra settembre e ottobre 2025 l’uva della vendemmia precedente raggiunge la cantina. È il momento in cui mesi di lavoro in vigna si trasformano in vino.

I grappoli vengono raccolti e selezionati, quindi avviati alla vinificazione. Da quel momento il compito cambia: non è più la vigna a parlare, ma il mosto. Fermentazione, controlli e assaggi accompagnano la trasformazione dell’uva in vino.

Terminata la vinificazione, comincia una fase più silenziosa: l’affinamento. Il vino ha bisogno di tempo per trovare il proprio equilibrio, sviluppare complessità e definire il carattere dell’annata.

Mentre il vino riposa, però, in vigna non ci si ferma.

La potatura invernale

Gennaio

Con l’inverno arriva la potatura.

La vite viene riportata alla sua struttura essenziale, eliminando il legno dell’annata precedente e scegliendo quali tralci accompagneranno la nuova stagione.

È un lavoro apparentemente semplice, ma decisivo: dalla potatura dipenderanno l'equilibrio della pianta, la quantità di uva e, in parte, la qualità della nuova vendemmia.

Il risveglio della Vite

Aprile

Poi arriva la primavera.

La vite si risveglia, i primi germogli compaiono e il vigneto torna a crescere. Inizia una nuova stagione vegetativa.

Nel 2026 questa fase ha trovato condizioni complessivamente favorevoli, dopo un inverno e una primavera che hanno permesso alle piante di affrontare bene la ripartenza. Da quel momento, però, il clima ha iniziato a imprimere un ritmo sempre più deciso alla stagione.

Il caldo e il sole

L'estate

Il 2026 è stato un anno segnato da temperature elevate e da una forte pressione del caldo estivo. Le ondate di calore hanno accelerato la maturazione delle uve e, in molte zone italiane, hanno anticipato il calendario della vendemmia.

Nel Lazio il caldo è stato sufficientemente intenso da richiedere anche provvedimenti specifici per la tutela del lavoro agricolo nelle ore di maggiore esposizione al sole.

Per una vigna ben esposta come la nostra, il sole è una risorsa, ma in un’annata così calda può diventare anche un elemento da gestire con attenzione.

La potatura verde

Luglio

A luglio arriva la potatura verde.

Interveniamo sulla vegetazione per mantenere la pianta equilibrata e concentrare le sue energie sui grappoli che porteremo fino alla vendemmia.

Non effettuiamo la cimatura della vite.

In una zona fortemente esposta al sole, mantenere una chioma adeguata significa creare una protezione naturale attorno ai grappoli, schermandoli dall’irraggiamento più intenso e riducendo il rischio di scottature. Il caldo estremo, infatti, può provocare disidratazione degli acini e alterare il rapporto tra zuccheri, acidità e maturazione fenolica.

La selezione

Prima della vendemmia

Avvicinandoci alla raccolta, arriva uno dei momenti più importanti.

Selezioniamo i grappoli migliori e riduciamo la produzione della pianta, eliminando circa il 50% dei grappoli prima della vendemmia.

È una scelta precisa: meno grappoli significa concentrare maggiormente le risorse della vite su quelli che rimangono, accompagnandoli verso una maturazione più completa ed equilibrata.

Non cerchiamo la quantità.

Cerchiamo l'espressione migliore di ciò che la vigna può dare in questa annata.

Di nuovo vendemmia!

E finalmente arriva il momento in cui il ciclo si chiude e, allo stesso tempo, ricomincia.

A metà agosto iniziamo la vendemmia 2026, partendo dalle uve destinate ai rosati.

La raccolta sarà progressiva, perché non tutte le uve maturano nello stesso momento. Ogni varietà ha il proprio ritmo e, in un’annata calda come questa, decidere il giorno della raccolta diventa ancora più importante.

Gli ultimi saranno i grappoli di Cesanese, che nel nostro vigneto raggiungono la piena maturazione più tardi.

Ed è proprio questa attesa a rendere interessante la 2026.

E il vino dell'anno che verrà?

È ancora troppo presto per dare un giudizio definitivo: il vino deve ancora nascere e sarà la fermentazione a dirci molto più di qualsiasi previsione.

Ma la vigna ci ha già dato alcune indicazioni.

Il 2026 si presenta come un'annata calda, precoce e di grande concentrazione, nella quale sarà fondamentale preservare l'equilibrio tra maturità, freschezza e componente aromatica. Le condizioni climatiche hanno anticipato la maturazione, mentre la gestione della chioma e la selezione dei grappoli sono diventate ancora più importanti.

Per i’ess ci aspettiamo quindi vini capaci di esprimere frutto maturo, intensità e struttura, ma il nostro lavoro è stato orientato a non lasciare che il calore prendesse il sopravvento.

Nei rosati cercheremo freschezza, profumi e bevibilità.

Nel Cesanese, che arriverà per ultimo, ci aspettiamo invece di trovare maggiore struttura, profondità e complessità, lasciando al tempo e alla maturazione il compito di completare il quadro.

Ma c'è una cosa che sappiamo già.

Quella del 2026 non sarà semplicemente un'altra vendemmia.

Sarà il risultato di un anno intero di scelte: dalla potatura alla terra, dalla gestione della vegetazione alla protezione dei grappoli, fino alla selezione finale.

Dodici mesi di lavoro per arrivare a pochi giorni decisivi.

E quando i primi grappoli entreranno in cantina, il vino dell'annata 2026 comincerà finalmente a raccontare tutto ciò che è successo in vigna. La vendemmia precedente avrà terminato il proprio viaggio.